Dare un valore ai nostri dati personali

21 Marzo 2018 0 Di Yuri Poletto
Cercando una definizione di Dati Personali su Google, il primo risultato che mi appare è:
Sono dati personali le informazioni che identificano o rendono identificabile una persona fisica, e che possono fornire dettagli sulle sue caratteristiche, le sue abitudini, il suo stile di vita …”.
Il diritto alla tutela dei dati personali è riconosciuto come diritto fondamentale degli individui, ed è tutelato da apposite leggi che stabiliscono le condizioni e i limiti con cui i dati personali possono essere raccolti, utilizzati e detenuti da soggetti esterni.

Siamo tutti giustamente gelosi della nostra privacy. Ognuno di noi tuttavia è disposto (chi più chi meno) a sacrificare un pò della propria privacy per ottenere in cambio l’accesso gratuito a beni o servizi che ci interessano. Aziende come Google e Facebook ad esempio ci consentono di utilizzare gratuitamente i loro servizi in cambio dei nostri dati personali, che loro poi vendono agli inserzionisti i quali possono cosí far comparire sulla nostra newsfeed le loro offerte commerciali targetizzate. Nulla di male in tutto questo, in fin dei conti è sufficiente ignorare le pubblicità e il gioco è fatto. Guardiamo però la questione da un’altra prospettiva. Immaginiamo di poterci iscrivere a un club di tennis, il quale in cambio dell’iscrizione gratuita ci fa pervenire offerte commerciali da parte di produttori locali di beni e servizi legati al tennis. Nulla di male fino a qua, giusto? Ma cosa succederebbe se ogni volta che andiamo a giocare a tennis il club al quale ci siamo iscritti potesse guardarci e ascoltare ogni nostra parola? Se sapesse tutto ciò che abbiamo comprato (non solo le attrezzature per il tennis) quando facciamo shopping? Se sapesse per chi votiamo, con chi abbiamo trascorso il weekend e dove andremo in vacanza la prossima estate? Non sarebbe inquietante?

Mikko Hypponen, un nome che a molti non dirà nulla, è uno dei massimi esperti mondiali di cyber sicurezza, ed è stato uno dei primi, nel 2014, a spiegare il concetto in modo semplice: “Se la tua storia d’amore sta finendo, è molto probabile che Facebook lo sappia prima di te”. Oggi lo scandalo Facebook-Cambridge Analytica ha portato il tema all’attenzione di tutti. Una società di consulenza politica con sede a Londra, Cambridge Analytica, si è avvalsa di un’app (Thisisyourdigitallife) la quale, con la scusa di offrire un test della personalità gratuito e sfruttando il meccanismo del social login, ha raccolto e profilato i dati di oltre 50 milioni di americani, dati che sono poi stati utilizzati per fini ben diversi da quelli per i quali gli ignari cittadini li avevano concessi.

In generale, ci sono tre tipologie di dati personali che interessano ad aziende e organizzazioni:
  • dati concessi volontariamente: dati personali come il nostro nome, sesso e le nostre foto, che condividiamo volontariamente online;
  • dati osservati: dati catturati da programmi o siti web, come la nostra geolocalizzazione o la cronologia delle nostre ricerche;
  • dati dedotti: ciò che le aziende possono dedurre analizzando i dati appartenenti alle prime due categorie.

Questi ultimi sono i dati che hanno maggior valore. Se hai condiviso su Facebook il fatto che ti sei sposata due anni fa, e la cronologia delle tue ricerche recenti mostra che stai Googolando “nausee mattutine”, diventi incredibilmente preziosa per ogni azienda di prodotti e servizi per l’infanzia, e ti puoi ragionevolmente aspettare di vedere pubblicità di questo tipo sulla tua newsfeed di Facebook.

Ma quanto valgono i nostri dati? E, ammesso che dopo lo scandalo Facebook molti di noi decideranno di mantenere il loro profilo Facebook e di continuare ad usare Google, esistono dei modi per avere quantomeno una fetta della torta?
Qualcuno si sta ponendo queste domande, e iniziano ad arrivare le prime risposte.
Va detto innanzitutto che è molto difficile fare un prezzo per i nostri dati personali. Abbiamo la sensazione che valgano molto, perché aziende come Facebook e Google che hanno come unico asset i nostri dati valgono miliardi di Dollari. Ma è difficile dire quanto valgano i dati individuali, perché le aziende vendono pacchetti di dati aggregati di migliaia di persone, e quindi il vero valore sta nel fatto che quelle aziende sanno molto di molte persone mentre il valore del singolo dato non viene valorizzato.
Sono state fatte delle ricerche nell’industria della pubblicità, dalle quali è emerso che i dati di un singolo individuo varrebbero $0,005 . I dati di una persona che ha espresso una qualche forma di interesse per un viaggio o un prodotto finanziario valgono un pò di più. Per ottenere una lista di nominativi di persone che soffrono di una particolare patologia il costo è di circa $0,30 per persona.
La tendenza a monetizzare i dati raccolti su internet sta accelerando, e si stanno moltiplicando i brokers di dati e le centrali per lo scambio di dati personali. Secondo una ricerca americana ci sarebbero nel mondo 270 tra brokers e centrali di scambio dati, la cui attività consiste nel raccogliere ogni tipo di dati personali (dai dati pubblici, ai dati finanziari, a quelli ricavati dai loyalty programs, ecc.) per poi venderli. Questi brokers vendono questi pacchetti di dati per circa $1 a persona.
Un discorso a parte va fatto poi per il mondo del dark web, dove vengono comprati e venduti dati ottenuti illegalmente . Secondo una ricerca di McAfee i dati rubati di una carta di credito valgono $15, mentre secondo un recente studio dell’ANSA la nostra identità digitale vale nel dark web $1200.
Stanno nascendo poi società come l’americana Howdoo che ha sviluppato una piattaforma che si interpone tra i consumatori e le altre piattaforme, e che offre ai suoi iscritti la possibilità di scegliere tra non condividere affatto i propri dati personali, oppure condividerli venendo ricompensati per questo. Ogni persona che accetta di visualizzare la pubblicità degli inserzionisti di Howdoo viene premiata per la sua attenzione con una parte del costo complessivo che l’inserzionista ha pagato per la pubblicazione dell’annuncio, che viene quindi condiviso tra le persone e gruppi che lo guardano. Howdoo aiuta anche a monetizzare azioni e partecipazione. Attività come fornire feedback a un inserzionista, creare contenuti che attraggano traffico significativo e quindi più pubblicità, o segnalare pubblicità considerata offensiva e antisociale, vengono incentivate e premiate con una quota del costo che un inserzionista paga per pubblicare il suo annuncio.
Aumentare la consapevolezza del valore effettivo dei propri dati personali è probabilmente il modo migliore per far comprendere alle persone quanto sia importante proteggere i propri dati. Kaspersky Lab, una società russa specializzata nella produzione di software per la sicurezza informatica, ha condotto un interessante esperimento a Londra: hanno aperto un negozio in Old Street, il Data Dollar Store, in cui ai clienti veniva chiesto di acquistare delle stampe di un artista locale utilizzando come mezzo di pagamento i loro dati personali.
Forse non sapremo fare a meno di Facebook, Twitter o Google, ma magari un giorno non lontano avremo la possibilità di farci pagare per quello che condividiamo.

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